
Articolo revisionato da Jesús Andrade, ingegnere elettronico e MBA presso ESIC, che unisce vent’anni di esperienza nella progettazione di apparecchi di illuminazione di emergenza e dispositivi per la prevenzione dei rischi a una solida formazione in direzione aziendale. Attualmente Andrade ricopre il ruolo di CTO presso SVE Worldwide, azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni di prevenzione per l’industria.
Una delle principali differenze tra una lampada ricaricabile e una lampada tradizionale è la batteria: grazie a essa, la lampada può fare luce senza essere collegata alla rete elettrica, purché abbia una carica sufficiente. Tuttavia, le batterie utilizzate nelle lampade portatili non sono tutte uguali. Alcune hanno una capacità maggiore di altre, il che può tradursi in una maggiore autonomia, anche se questa dipende anche dal consumo della lampada.
Scegliere una lampada ricaricabile con una lunga durata non significa semplicemente cercare il modello che dichiara il maggior numero di ore di funzionamento. Quante ore servono davvero? E come possiamo calcolare in modo approssimativo l’autonomia di una lampada ricaricabile?
Conoscere questi aspetti può aiutarti a scegliere una lampada senza fili adatta all’uso che intendi farne. Se pensiamo di utilizzare una lampada a batteria soprattutto in casa, potrebbe non essere necessario dare priorità a un’autonomia particolarmente elevata e potrebbero diventare più importanti altre caratteristiche, dato che nella maggior parte dei casi sarà possibile ricaricarla facilmente. Se invece prevediamo di utilizzarla per periodi prolungati senza accesso a una presa di corrente, l’autonomia acquista molta più importanza.
Indice dei contenuti
Come calcolare l’autonomia di una lampada ricaricabile
Fattori che influenzano l’autonomia di una lampada senza fili
Quanta autonomia mi serve davvero?
LILAK: equilibrio tra autonomia, efficienza e utilità
Domande frequenti sull’autonomia di una lampada ricaricabile
Come calcolare l’autonomia di una lampada ricaricabile
In molte schede tecniche di prodotti dotati di batteria viene indicata un’autonomia approssimativa in ore. Questo dato ci dà un’idea del tempo durante il quale possiamo utilizzare il prodotto quando funziona a batteria e non è collegato alla rete elettrica.
Ma come si può stimare questa autonomia? Per capirlo, dobbiamo prima conoscere due dati della batteria: la tensione nominale e la capacità.
Una semplice relazione ci permette di calcolare approssimativamente la sua energia nominale:
Energia (Wh) ≈ tensione nominale (V) × capacità (Ah)
Questi sono i principali elementi della formula:
- Tensione (V): in questo caso parliamo della tensione nominale della batteria, cioè di un valore di riferimento associato alla tensione a cui lavora. In alcune configurazioni di batterie si possono trovare valori come 3,2 V, 6,4 V o 12,8 V.
- Ampere-ora (Ah): esprimono la capacità di carica elettrica di una batteria.
- Wattora (Wh): esprimono una quantità di energia. Nel caso di una batteria, permettono di conoscere approssimativamente l’energia nominale che può immagazzinare e sono particolarmente utili per stimarne l’autonomia.
Se, ad esempio, abbiamo una batteria con una tensione nominale di 3,2 V e una capacità di 5 Ah:
3,2 V × 5 Ah = 16 Wh
La batteria avrebbe quindi circa 16 Wh di energia nominale.
In condizioni ideali e con un calcolo puramente teorico, questi 16 Wh potrebbero alimentare:
- un dispositivo da 16 W per 1 ora;
- uno da 8 W per 2 ore;
- uno da 4 W per 4 ore.
Per stimare l’autonomia dobbiamo quindi conoscere anche, almeno approssimativamente, la potenza assorbita dalla lampada:
Autonomia teorica (h) ≈ energia della batteria (Wh) ÷ potenza assorbita (W)
Nella pratica, questi calcoli servono come riferimento, ma non corrispondono necessariamente all’autonomia reale. Non tutta l’energia nominale della batteria arriva necessariamente al LED: possono verificarsi perdite nell’elettronica e nei processi di conversione dell’energia, oltre a eventuali limiti imposti dal sistema di gestione della batteria. Anche lo stato della batteria, la temperatura, il livello di illuminazione selezionato e altri fattori possono influenzare l’autonomia.
Capacità della batteria e autonomia non sono la stessa cosa
Una batteria con una capacità maggiore può offrire una maggiore autonomia, ma il valore espresso in Ah, da solo, non permette di sapere per quanto tempo funzionerà una lampada.
Per confrontare batterie che lavorano a tensioni diverse è più utile conoscere l’energia espressa in Wh. Inoltre, per stimare le ore di funzionamento, dobbiamo tenere conto del consumo della lampada nella modalità di illuminazione che stiamo utilizzando.
Per questo motivo, due lampade con batterie apparentemente simili possono offrire autonomie molto diverse.
Fattori che influenzano l’autonomia di una lampada senza fili
Una volta conosciuta l’energia approssimativamente disponibile e il consumo della lampada, possiamo effettuare una prima stima del tempo durante il quale potrebbe funzionare utilizzando la batteria. Si tratta comunque di un valore indicativo.
Ci sono altri fattori legati sia alla batteria sia all’utilizzo della lampada ricaricabile che dobbiamo prendere in considerazione.
Livello di carica della batteria
I valori di autonomia dichiarati dai produttori vengono generalmente determinati in specifiche condizioni di prova e, nella maggior parte dei casi, partendo da una batteria completamente carica.
Se la nostra batteria da 16 Wh non è carica al 100%, l’energia disponibile sarà inferiore e, di conseguenza, diminuirà anche il tempo durante il quale potrà alimentare la lampada.
Inoltre, le condizioni esatte utilizzate per calcolare l’autonomia possono variare da un produttore all’altro. Per questo è sempre consigliabile controllare la scheda tecnica del prodotto e, quando indicato, il livello di illuminazione a cui si riferisce l’autonomia dichiarata.
Tipo e invecchiamento della batteria
Anche la composizione chimica della batteria è un elemento importante.
Le batterie ricaricabili sono progettate per sopportare numerosi cicli di carica e scarica, ma la capacità disponibile può diminuire progressivamente a causa dell’invecchiamento chimico.
Il numero di cicli non è l’unico fattore che influisce. La temperatura, le condizioni di carica e scarica, il trascorrere del tempo e il modo in cui la batteria viene utilizzata e conservata possono influire sulla sua durata.
Per questo motivo, dopo anni di utilizzo una lampada può offrire un’autonomia inferiore rispetto a quando la batteria era nuova.
Livello di illuminazione e consumo
Molte lampade senza fili offrono diverse modalità di illuminazione che richiedono livelli di potenza differenti.
Quando selezioniamo un livello di illuminazione più basso e la lampada consuma meno energia, la batteria può garantire un’autonomia maggiore. Se utilizziamo un livello più alto e aumenta la potenza assorbita, l’autonomia sarà inferiore.
Possiamo immaginarlo come una corsa: se utilizziamo la nostra energia a un ritmo elevato, la esauriremo prima; se il ritmo è più basso, riusciremo a mantenere lo sforzo più a lungo.
Con una lampada accade qualcosa di simile: maggiore è la potenza assorbita in una determinata modalità, più rapidamente verrà utilizzata l’energia disponibile nella batteria.
Quanta autonomia mi serve davvero?
L’autonomia necessaria per una lampada senza fili dipende soprattutto dall’ambiente e dall’uso che intendiamo farne.
| Scenario di utilizzo | Autonomia da privilegiare | Cosa valutare |
| 🏠 Uso quotidiano in casa | Autonomia moderata | Facilità di ricarica, regolazione della luce, dimensioni e praticità |
| 📖 Lettura o lavoro | Dipende dal livello di illuminazione utilizzato | Consumo ai livelli medi e alti, stabilità della luce e facilità di regolazione |
| 🌙 Illuminazione d’ambiente | Può essere sufficiente un’autonomia moderata | Buone prestazioni ai livelli di illuminazione più bassi e consumi ridotti |
| ⚡ Blackout in casa | Diverse ore di funzionamento | Autonomia con livelli di luce realmente utili e possibilità di ricarica o generazione alternativa |
| 🌲 Uso prolungato senza accesso alla rete | Autonomia elevata | Capacità della batteria, consumo e sistemi alternativi di ricarica o generazione |
| 🔋 Uso occasionale e portatile | Non è necessario massimizzare l’autonomia | Peso, dimensioni, facilità di trasporto e tempo di ricarica |
Se la lampada viene utilizzata principalmente in casa, dove normalmente è possibile ricaricarla facilmente tramite una presa di corrente, potrebbe non essere necessario dare priorità a un’autonomia particolarmente elevata.
È inoltre utile considerare l’uso specifico che intendiamo fare di una lampada da tavolo ricaricabile. Per leggere o svolgere determinate attività può essere necessaria una maggiore quantità di luce sulla superficie di lavoro rispetto a quella richiesta per creare un’illuminazione d’ambiente. Se la lampada permette di regolare il livello di illuminazione, utilizzare un livello più basso comporterà normalmente un consumo inferiore e consentirà di prolungare l’autonomia.
Se prevediamo di utilizzare la lampada per periodi prolungati in un ambiente senza accesso alla rete elettrica, disporre di un’autonomia elevata può diventare molto più importante. In queste situazioni può essere utile anche avere a disposizione un sistema alternativo per generare energia o ricaricare la lampada.
Più ore di autonomia, quindi, non significano automaticamente una lampada migliore. L’importante è che la batteria e il consumo della lampada garantiscano un’autonomia adeguata all’uso che intendiamo farne.
LILAK: equilibrio tra autonomia, efficienza e utilità
LILAK sviluppa lampade portatili ricaricabili per uso domestico, con autonomie diverse a seconda della modalità di illuminazione selezionata.
Proprio come un corridore adatta il proprio ritmo alla distanza che deve percorrere, l’utente può regolare il livello di illuminazione in funzione dell’uso che vuole fare della lampada. Una modalità a consumo ridotto può prolungare le ore di funzionamento, mentre un livello più alto offre più luce ma utilizza più rapidamente l’energia disponibile.
Per tenere conto delle situazioni in cui l’utente non ha accesso alla rete elettrica, anche durante un blackout in casa, la lampada senza fili di LILAK integra anche un sistema manuale di generazione di energia tramite dinamo.
Il design della lampada punta a trovare un equilibrio tra autonomia, efficienza e utilità per adattarsi a diversi scenari di utilizzo.
Domande frequenti sull’autonomia di una lampada ricaricabile
È consigliabile lasciare una batteria ricaricabile sempre carica al 100%?
Dipende dalla chimica della batteria e dal sistema elettronico utilizzato. In alcune batterie al litio, rimanere completamente cariche per lunghi periodi può contribuire ad accelerarne l’invecchiamento.
Se la lampada deve rimanere inutilizzata per molto tempo, è sempre consigliabile seguire le istruzioni specifiche del produttore della batteria o del prodotto.
Una batteria ricaricabile perde autonomia nel tempo?
Sì. Le batterie ricaricabili sono soggette a invecchiamento chimico e la loro capacità disponibile può diminuire progressivamente con il passare del tempo e con l’utilizzo.
La velocità con cui avviene questo degrado dipende da fattori come la composizione chimica della batteria, i cicli di carica e scarica, la temperatura e le condizioni di utilizzo e conservazione.
Cosa fare quando una batteria ricaricabile non si carica più?
Se una batteria ha raggiunto la fine della sua vita utile o presenta un comportamento anomalo, non è consigliabile cercare di recuperarla con metodi improvvisati.
Quando possibile, deve essere sostituita seguendo le indicazioni del produttore. Se è integrata nel prodotto e non può essere sostituita dall’utente, è opportuno rivolgersi al servizio di assistenza competente e successivamente smaltire la batteria usata attraverso gli appositi canali di riciclo.